Casa di Carlo Goldoni

Casa di Carlo Goldoni

Percorsi e collezioni

Primo Piano – Sala 1

La prima e principale sala del museo, come in un gioco suggestivo di ombre e di fantasmi, mette immediatamente a contatto il visitatore con la rappresentazione evocativa del teatro goldoniano.

1. La prima isola scenica è ispirata all’Atto primo – Scena XIV de “La Conversazione”, dramma giocoso per musica di Carlo Goldoni che descrive il fare conversazione. Nella scena, Don Fabio arriva a casa di Madama Lindora, dove Lucrezia invita tutti gli ospiti a divertirsi con qualche gioco. La discussione sulla scelta del più gradito a tutti offre uno spaccato sia degli usi, che dei divertimenti in voga all’epoca.
L’isola scenica comprende un tavolino per il gioco del “biribisso” della seconda metà del Settecento, con piano rettangolare e a libro, cui sono applicate a decupage “stampine” ritagliate. Il biribiss, detto anche biribisse, biribissi, biribissi, era un gioco di puro azzardo, molto diffuso anche a Venezia, costituito da un apposito tavoliere suddiviso in un certo numero di caselle, di quantità variabile (spesso 36). A queste caselle corrispondono altrettante palline di legno all’interno delle quali trovavano posto dei bigliettini, riportanti ognuno numero e figura di tutti quelli riportati nel tavoliere. L’iconografia legata a questo gioco era normalmente indirizzata al campo degli animali, dei frutti, delle maschere, degli uccelli, dei fiori. Inserite tutte le palline all’interno di un sacchetto, si procedeva all’estrazione e dopo averne estratta una, ad alta voce venivano proclamati numero e figura. Il vincitore era il giocatore che aveva puntato la propria somma di denaro sulla casella corrispondente alla figura vincitrice.

2. La seconda isola scenica è ispirata invece all’Atto primo – Scena I de “L’Avvocato veneziano”, commedia rappresentata nella stagione teatrale 1749-50, che porta sulla scena, in contrasto con la tradizione teatrale, il carattere positivo di un avvocato veneziano. Nella scena descritta, Alberto Casaboni, avvocato veneziano, è alla scrivania intento ad esaminare con grande concentrazione la causa tra Florindo e Rosaura. L’amico Lelio, che arriva in visita, cerca di distrarlo da tanto lavoro invitandolo a una conversazione in casa di Beatrice.
L’isola scenica è composta da una scrivania impiallacciata in radica di noce di ambito veneto (1740 – 1760) con poltroncine a schienale traforato, ondulato e intagliato, braccioli sagomati terminanti a ricciolo e sedile imbottito. Ad arricchire la scena, una vestaglia maschile da camera, ricamata con fili policromi del sec. XX. (Collezione Martinuzzi). Infine alla parete sono appesi un Ritratto di Carlo Goldoni, dipinto olio su tela di Falca Alessandro, detto Longhi (1750 – 1775), e specchiere in legno dorato a braccioli.

3. La terza isola scenica è ispirata all’Atto Terzo – Scena VI de “La donna di garbo”, composta in occasione del carnevale del 1743. La protagonista è Rosaura, donna che con le armi e le astuzie femminili vede trionfare le proprie ragioni sul sesso maschile e sui pregiudizi di classe, tanto radicati a quel tempo. La scena si svolge in casa del Dottore, dove Brighella fa accomodar il tavolino e le sedie, mentre Arlecchino, credendo vi si mangi, si nasconde sotto il tavolino.
Si trova quindi un tavolino ricoperto da un drappo con sopra fogli di carta sparsi. Da sotto il tavolino spunta la maschera di Arlecchino e il suo copricapo.

4. L’isola scenica successiva è ispirata all’Atto secondo – Scena IV, V e VI della commedia in tre atti “La figlia obbediente”, rappresentata la prima volta nel 1752. Nella scena descritta, Rosaura informa il suo innamorato Florindo che è promessa in sposa al conte Ottavio, ma i due innamorati vengono scoperti dal padre Pantalone.
Su un tavolino in legno ricurvo intagliato con motivi a pettine, a conchiglia e fitomorfi stilizzati, con gambe ricurve terminanti in piedi a capriolo, sono posti un calamaio con penna d’oca e fogli di carta da lettere. A parete si trova il “Ritratto di Carlo Goldoni con berretto”, incisione di Giambattista Piazzetta – Marco Alvise Pitteri (1754). Quest’opera era molto apprezzata da Carlo Goldoni per  “l’amorosa cura di eternarmi davvero coll’eccellente opera delle sue mani” e “la bizzarra invenzione del berrettino e de’ naturali capelli, che rendono più costante la somiglianza”. Affianco, il “Ritratto di Carlo Goldoni con parrucca”, incisione successiva, sempre di Giambattista Piazzetta – Marco Alvise Pitteri, in cui il berretto viene sostituito da una più formale parrucca.

5. L’ultima isola scenica presente nella Sala è ispirata all’Atto secondo – Scena V, VI de “La Finta ammalata”, commedia del 1751 che si confronta con il tema comico del malato immaginario, ricorrente nella tradizione teatrale. La giovane Rosaura, pur soffrendo per amore, non ha perso realmente l’appetito, che soddisfa di nascosto dall’amica Beatrice e dalla cameriera Colombina che sono in pena per lei.
L’isola scenica è costituita da una dormeuse in legno intagliato, con profilature dorate, imitazione ottocentesca del XVIII secolo. Su di essa è adagiata una veste da scena o di festa in costume, con pettorina ornata da macramé in filo d’argento, della Casa d’arte di Giuseppe Peruzzi (Sec. XX). A terra vi sono dei vasi da farmacia in maiolica decorati con motivi vegetali (1650 ca. – 1749 ca.). La scena è chiusa da un paravento, imitazione ottocentesca del XVIII secolo, a tre ante snodabili, con cimasa a intreccio in rilievo e decorazione a laccatura e profilature dorati.

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