Casa di Carlo Goldoni

Casa di Carlo Goldoni

INCONTRI DI PALCOSCENICO. IL RACCONTO. Il teatro alla moda

Evento

martedì 11 ottobre ore 17:30
Casa di Carlo Goldoni

Incontri di palcoscenico, il racconto
Il teatro alla moda
di Benedetto Marcello

a cura di Michele Geremia, casa editrice Diastema, 2015
Musica al clavicembalo di Michele Geremia

Relatori: Anna Laura Bellina e Marco Bizzarini

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Il teatro alla moda è un libello satirico dove il suo autore, il compositore veneziano Benedetto Marcello (1686-1739), sfoga le proprie opinioni critiche sull’ambiente dell’opera seria italiana delle prime due decadi del XVIII secolo. Fu pubblicato anonimamente a Venezia verso la fine del 1720. Quasi tutti gli aspetti dell’opera seria e il suo ambiente sociale sono vivamente criticati da Marcello: l’artificiosità delle trame, lo stile stereotipato della musica, le scenografie stravaganti e i macchinari, l’ignoranza e la venalità dei compositori e dei poeti, la vanità e la volgarità dei cantanti, l’avidità degli impresari e l’inettitudine dei musicisti.

Il testo de Il teatro alla moda presenta diverse peculiarità. Il punto di vista di Marcello è quello di un aristocratico che disprezza profondamente i condizionamenti di natura economica e la ricerca del successo popolare, come elementi corruttori dell’opera (che come genere non è affatto disprezzato da Marcello, che anzi si erge a difensore del teatro musicale dalle sue degenerazioni).

A questo fine l’autore rappresenta in modo caricaturale una serie di elementi che erano effettivamente ben presenti nel mondo del teatro lirico, come risulta pure da altre fonti, fra cui le Memorie di Carlo Goldoni. Sul piano letterario sono particolarmente riuscite le caricature delle virtuose (ossia delle cantanti, specie quelle impegnate nei ruoli principali) e delle loro madri, con gustose tirate in dialetto.

La singolare dedica “dall’auttore del libro al compositore di esso” si contrappone implicitamente all’uso, stigmatizzato nel successivo capitolo dedicato “a’ Poeti”, delle espressioni di subordinazione servile degli autori ai personaggi dedicatari, che pagavano le spese di stampa (mentre Benedetto Marcello, ricco patrizio veneziano, non aveva bisogno di mecenati per le sue pubblicazioni). L’immagine di un ambiente che, abbandonata ogni cura per le arti letterarie e musicali, è interamente dominato da pure preoccupazioni commerciali, raggiunge il culmine nell’ultimo capitolo, “La Riffa”, di tono quasi surreale.

In ambito letterario, la produzione Marcelliana comprende vari scritti a carattere musicale, teatrale ed anche squisitamente linguistico (oltre al “Teatro alla Moda”, è notevole un’altra sua operetta satirica “Il cruscante impazzito” in cui il Marcello irride tanto contro i puristi della Crusca che contro gli innovatori che, senza alcun ritegno imbarbariscono la lingua con il soverchio ricorso a francesismi alla moda).

Nel “Teatro alla Moda” (1720) lo stile del Marcello è sempre gradevolmente ironico, anche se venato di vero e proprio sarcasmo e di allusioni specifiche a persone reali: la comprensione piena del testo può essere, quindi, piuttosto difficile per chi non sia pratico delle usanze dell’epoca ma, soprattutto, per chi non conosca l’ambiente culturale della Venezia di inizio ‘700.

Breve biografia

Nato a Venezia nel 1686 in una nobile famiglia le cui ascendenze vengono fatte risalire alla dinastia imperiale romana Claudia Marcella, ebbe una formazione culturale ed artistica estremamente varia. Il padre Agostino era un buon violinista e la madre Paolina Cappello aveva buone capacità pittoriche e letterarie, i due fratelli maggiori Alessandro e Girolamo erano anch’essi dilettanti di musica e di poesia, ove col termine di dilettante si intende lo status particolare di chi, per la propria appartenenza alla classe nobiliare, non potendo esercitare una professione, ancorché artistica, poteva comunque “dilettarsi” nei vari campi delle arti. Alla morte del padre, avvenuta nel 1707, Benedetto Marcello soggiornò per un breve periodo a Firenze, quindi, rientrato in Venezia si dedicò all’avvocatura per passare poi, all’età di venticinque anni alla magistratura. Nel 1716, Marcello venne nominato membro del Consiglio dei Quaranta ed in tale carica perdurò sino al 1730, quando ottenne l’incarico di provveditore della Serenissima Repubblica Veneta a Pola donde si trasferí a Brescia nel 1738 con l’incarico di camerlengo dogale (governatore) dove morí nel 1739. Il nome di Benedetto Marcello è legato soprattutto alla sua varia produzione musicale comprendente una grande raccolta di 50 salmi ad 1, 2, 3 e 4 voci, piú di 250 cantate, alcuni melodrammi, 4 oratori, alcune raccolte di sonate per vari strumenti e vari concerti.