Casa di Carlo Goldoni

Casa di Carlo Goldoni

ANNA MORO LIN. La natura delle cose

La mostra

LA NATURA DELLE COSE
Installazione di Anna Moro Lin

Dal 13 dicembre 2013 al 25 febbraio 2014
Casa Goldoni, Venezia

La natura delle cose racconta  il divenire  della vita, il dinamismo del mondo animato ed inanimato, quel moto spontaneo che va dall’ordine al disordine e in termini scientifici si chiama entropia. Ogni sistema segue il Secondo Principio della Termodinamica (qualunque sistema evolve spontaneamente verso lo stato di massimo disordine).

E’ partendo da questa riflessione che Anna Moro Lin ha costruito il suo progetto. Attraverso le successive modificazioni  della materia che più le è congeniale, la carta/garza, la fibra, l’artista ha cercato di rappresentare la natura mutevole delle cose,  la loro fragilità e deperibilità.

Su una pedana ricoperta di  un telo nero ha appoggiato una striscia di materiale tessile bianco che, raccolto alle estremità in due bobine di diversa grandezza, è visualizzato nel suo svolgimento nella  proiezione di un video che sta distintamente  ad indicare  lo stesso fluire del tempo. A destra e sinistra sono poste sagome tessili irregolari sbiancate, stinte e sfibrate, ottenute dalla decolorazione, manipolazione e rielaborazione di opere precedenti. Nella loro nudità esibiscono  progressivamente ferite e segni di deterioramento, fino a dissolversi in frammenti.

Due grossi libri aperti riportano nelle pagine centrali le parole di Lucrezio liberamente tratte dal De Rerum Natura. In esso infatti Lucrezio spiega come tutto tragga origine e fondamento dalla aggregazione di corpi generativi, o semi, che formano tutte le creature a seconda di come si mescolano tra loro e di come si muovono. Una  volta raggiunto il massimo incremento, tutto si avvia alla disgregazione e ritorna agli elementi primi della materia, i quali riprendono il loro movimento aggregandosi in altri corpi.

L’opera di Anna Moro Lin è stata realizzata per sottrazione, partendo dal finito per arrivare  agli elementi primi, riconoscendo e salvando in ogni fase di trasformazione il  valore  di “ciò che resta”.